Non-Fungible Token e Metaverso: perché tutto sto casino per due scimmie?

Pubblicato il 09 Febbraio 2022

Prima di continuare a leggere questo articolo, ti consiglio di guardare la seconda puntata della prima stagione di Black Mirror, una serie TV di cui, probabilmente, fra qualche anno saremo inconsapevoli protagonisti. Se l’hai già guardata, riguardala, ti rinfrescherà la memoria.

In un futuro lontano la gente sarà costretta a vivere all’interno di una sorta di prigione collettiva, confortevole e tecnologicamente avanzata, con il solo compito di pedalare su delle cyclette ogni giorno, guadagnando punti da spendere in viveri o in oggetti virtuali privi di valore.

Ecco, questo futuro tanto lontano non è.

 

Lo scorso 28 ottobre il signor Mark Zuckerberg ha annunciato una grande operazione di rebranding per la sua società che nasce come Facebook, per i più distratti, e che ha preso il nome di Meta.
Perché questa scelta?
L’obiettivo di Marcolino è quello di essere il pioniere di una nuova era tecnologica incentrata sulla realtà aumentata rappresentata dal Metaverso.
Ma cosa è questo universo di cui tutti parlano? Perché devo sentirmi come mia madre quando chiede aiuto per fare lo SPID?
Parliamoci chiaro, perché devo saperlo?

Questo non-luogo sarà un’estensione di Internet per come lo conosciamo oggi, in una realtà che non sarà parallela alla nostra, bensì ibrida, fluida ed interconnessa, un ecosistema digitale che comprende tutte le funzioni, le interazioni e le diverse anime di Internet.
Il fondatore di Facebook non si è accorto – improbabile eh, Marcolino vede tutto e sa tutto – che qualcuno è già molto più avanti di lui. Basti pensare all’universo digitale di Fortnite, non più uno sparatutto in terza persona, ma un vero è proprio esempio di metaverso. Forse vi aiuta a capire qualcosa il concerto virtuale di un rapper di provincia quale Travis Scott (oltre 50 milioni di ascoltatori mensili su Spotify), che si è svolto proprio su Fortnite con ben 12 milioni di utenti collegati.

Ma questo non è l’unico indizio che ci porta a riflettere sul cambiamento mondiale che è in atto. Sempre all’interno di Fortnite è stato possibile andare al cinema o assistere a delle vere e proprie sfilate di moda, in cui gli avatar degli utenti sfoggiavano le loro skin migliori sottoponendole al giudizio della giuria.

Vista la situazione, molti sono stati i brand di moda ad interessarsi a questo nuovo genere di intrattenimento e lo hanno utilizzato a proprio vantaggio come strategia di marketing.
Ad esempio, Balenciaga, che produce streetwear di lusso, ha deciso di fare il suo ingresso in questo settore annunciando una partnership proprio con Epic Games, creando appositamente per Fortnite, skin, abbigliamento, strumenti da utilizzare in battaglia, borse, zaini ed abiti che potranno essere acquistati anche all’interno di appositi negozi Balenciaga situati all’interno dell’ambiente digitale.
In tutto questo, inevitabilmente, si inseriscono gli NFT.

 

NFT

L’acronimo sta per “Non-Fungible Token”, in italiano token non fungibili. Per chi se lo stesse chiedendo, un non-fungible token, è un “gettone digitale” salvato su blockchain che dimostra inequivocabilmente come il possessore di questo gettone sia anche la persona che possiede l’opera digitale ad esso collegata, che sia un’opera d’arte, una canzone, un capo d’abbigliamento o addirittura un Tweet.
Non mi prenderò la responsabilità di una spiegazione esaustiva su criptovalute e mercati virtuali, a malapena so gestire i miei soldi nel portafoglio, figurati quelli in una borsa virtuale.

Perché tutto sto casino per due scimmie?

Negli ultimi mesi, durante il mio scroll agonistico della home di Instagram, ho notato la costante presenza di foto di una scimmia “digitale” rappresentata con centinaia di outfit diversi o comunque con un particolare che la differenziasse dalle altre. Dopo averle ignorate per qualche giorno, ho deciso di cercare su Google “scimmie vestite”. Non lo fate, non troverete niente di interessante.


Dopo qualche ricerca più approfondita tra Google ed Instagram, ho capito finalmente di cosa si trattava.
“Bored Apes”, una collezione di opere digitali NFT vendute su Internet, per farla semplice, a migliaia se non milioni di dollari.
Anche personaggi famosi, come Eminem o il famoso conduttore americano Jimmy Fallon, hanno investito fino a mezzo milione di dollari per assicurarsi una di queste “Scimmie Annoiate”.

Bored Apes

Voi vi chiederete “Perché tutto questo desiderio di possedere un’immagine sul cellulare che potrei avere anche io facendo uno screenshot a queste opere?”.
Questa è stata la prima domanda che mi sono posto anche io, naturalmente oltre a ricontrollare i prezzi di cui si parla.

Le risposte che mi sono dato sono tante, riuscire a capire il significato di questo fenomeno complesso è stato difficile e contorto.
Sicuramente uno dei motivi che spinge anche i personaggi pubblici ad acquistare una “Bored Ape”, e molte altre opere NFT, è quello di ostentare uno status symbol, di appartenere ad una nicchia di persone potenti e ricche (nel caso delle scimmie esiste il vero e proprio “Bored Ape Yacht Club”) e di mostrarlo a tutto il mondo. 

Ma perché farlo acquistando qualcosa di intangibile, che dopo l’acquisto non possono toccare e che non possono appendere al muro come avrebbero fatto con un Van Gogh originale?

Molto probabilmente la risposta sta a metà tra l’essere i primi a cavalcare un fenomeno di così grandi dimensioni tanto da potersi considerare pionieri del metaverso e la necessità di costruirsi già da ora delle identità digitali marcate quanto quelle offline.

Ed è qui che le caratteristiche di unicità e proprietà degli NFT entrano in gioco, quando arriverà il momento in cui trascorreremo sempre più tempo nel metaverso, chi non vorrebbe sfoggiare un capo unico di Balenciaga, di cui è inequivocabile proprietario? O ancora, chi non vorrebbe muoversi con le sembianze della sua “Bored Ape” precedentemente acquistata e assicurarsi che non ci sia nessun altro identico a lui?

La risposta esatta ancora non la so e probabilmente non la sanno neanche loro, ma, in un periodo di così importante crescita digitale, la possibilità di poter vivere la maggior parte della nostra quotidianità in un universo virtuale, parallelo al nostro “mondo offline”, è sempre più concreta ed affascinante.
Ciò detto, non so cosa potrebbe riservarci il futuro, ma la voglia di scoprire se anche nel metaverso il metabolismo influenzerà la vita delle persone mi incuriosisce molto.

 

Tu cosa ne pensi? Ti eccita o ti mette paura? 

Scrivilo nei commenti sotto al nostro post sul profilo Instagram.

Davide Bonfiglio

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