“Questi social che ci dicono come devi vestire
Con chi dovresti uscire, che cosa dovresti dire
Anche se non si vede poi ci mettono pressione
Con tanta leggerezza, ma hanno un peso le parole
Essere se stessi è sempre più difficile
C’è sempre un modello vincente da seguire
Provo a lasciare un messaggio che passi in mezzo
Tra la voglia di vincere e la paura di fallire”
Questa strofa, estratta dalla canzone “Liberi” di Fabri Fibra, secondo me descrive al meglio la relazione tra la tanto discussa “Generazione Z” e i social network in questo periodo storico. Il cantante stesso ha spiegato meglio cosa vuole trasmettere con quelle parole:
In questi tempi in cui sembriamo obbligati a farci vedere sempre sorridenti come se non esistessero i problemi o come se non fosse “cool” parlarne, questa canzone parla dell’importanza di affrontare certi “momenti no” senza sentirsi dei perdenti. Siamo liberi anche di sentirci fuori posto senza farcene una colpa, tanto poi il tempo mette tutto a posto.
Nell’aria c’è un sentimento comune, che non è più quello di fare hype o di mostrare solo i momenti felici della nostra vita, c’è voglia di tornare a vivere la realtà.
Nei mesi di pandemia in cui tutto il mondo è stato in stand-by, l’unica chance di tenersi aggiornati erano le home di Instagram e l’unico modo per svagarsi era creare contenuti su TikTok. Adesso che sembra essere tornato tutto alla normalità, i più giovani, forse i più colpiti dalla pandemia in termini di salute mentale, sentono quella voglia di ricongiungersi con il mondo reale.
Spiegare meglio di così questo conflitto penso sia molto difficile. Basti pensare che, da quando è iniziata la pandemia, tantissimi sono stati i giovanissimi ad allontanarsi dai Social Network, in particolare Instagram e TikTok. Secondo un recente sondaggio, commissionato dalla banca di investimento Piper Sandler, infatti, solo il 22% dei soggetti intervistati di età compresa tra i 17 e i 22 anni ha individuato Instagram come la propria app preferita, in decrescita rispetto al 31% dell’aprile di due anni fa. L’analisi ha mostrato che, nonostante le restrizioni dovute all’emergenza sanitaria abbiano fatto aumentare le attività online, un quinto (17%) dei GenZers ha disattivato i propri account sui social media nell’ultimo anno. La tendenza è evidente in tutta Europa (dal 34% dei giovani finlandesi al 30% nella penisola iberica), in Italia, addirittura, il 25% dei giovani tra i 18 e i 24 anni ha disattivato il proprio profilo social. A livello globale, ad ogni modo, si registra una riduzione del tempo trascorso online o sul proprio smartphone.
Le ragioni sono varie: stiamo vivendo in un mondo fatto di modelli vincenti da seguire, veniamo tartassati ogni giorno da immagini perfette, persone sempre felici che cercano di trasmettere un’aria di spontaneità attraverso Storie, Reel, TikTok e chi più ne ha più ne metta. Anche se potrebbe sembrare, non sto cercando di scrivere un servizio per Striscia La Notizia o per il TG1, in cui cercano in tutti i modi di screditare il mondo digital, descrivendolo come un luogo di perdizione per l’ormai insalvabile Generazione Z.
Quello che vorrei comunicare è una mia riflessione, un punto di vista diverso.
Quando vi dedicate per passatempo al vostro scroll quotidiano o in modo agonistico, come nel mio caso, notate che sulle vostre home difficilmente troverete contenuti “di successo” che non siano perfetti. Forse soltanto TikTok agli albori proponeva video spontanei e genuini, ma anche questo social pian piano si sta trasformando in una vetrina fatta di influencer e content creator che sponsorizzano un prodotto diverso in ogni video.
Se ci pensate bene, l’obiettivo ormai è solo seguire il trend e salire sul treno della viralità a tutti i costi. Ma cosa intendiamo per trend sui social? Può essere un suono, una tipologia di video o comunque un contenuto che ha raggiunto migliaia di persone per i più disparati motivi. Diventa così popolare che viene riproposto da milioni di utenti che ricreano letteralmente lo stesso video. Ma dove sta l’unicità di ogni singolo individuo che si differenzi dagli altri? Non esiste più, “if you don’t hop on the trend” non sei nessuno, non sei accettato e riconosciuto dalla società. Per me tutto questo è sbagliato.
Questo fenomeno, come detto all’inizio, ha portato tantissime persone ad allontanarsi dal mondo social o ha contribuito alla nascita di nuovi social non social.
È il caso di BeReal.

Una notifica sullo smartphone con scritto “Time to BeReal” e due minuti di tempo per scattare una foto e postarla nel proprio account.
Niente filtri, niente post-produzione, niente di niente.
“I tuoi amici, davvero” è lo slogan di questa app francese che negli ultimi due anni conta già quasi 7 milioni di utenti.
Non esistono like e follower, si può solo interagire tramite le RealMoji, un selfie espressivo utilizzato al posto di toccare l’icona del cuore, del pollice o della faccina che ride. Il profilo si può mantenere privato (di default si entra in contatto solo con i propri amici), oppure si può rendere pubblico.
Il concept di questo nuovo social è studiato ed ideato per essere l’antagonista di Instagram: posta rapidamente, scrolla e vai a vivere la tua vita, esattamente quello che desidera la Generazione Z.
È l’applicazione stessa che ti mette davanti ad una scelta: o posti la tua foto spontanea entro i due minuti o non potrai vedere i contenuti pubblicati dagli altri utenti.

Ovviamente non esistono contenuti sponsorizzati, creati ad hoc per arrivare al tuo target o alla tua nicchia, niente di tutto quello che si vede su Facebook, Instagram e simili.
Ma allora come guadagna BeReal? Scommette sulla propria diversità, promette eterna autenticità, si oppone al fake. Giura che, almeno lui, non vuole usarci come merce di scambio e non vuole il nostro tempo. Allora siamo noi il prodotto? Forse lo sono i nostri dati, che vengono poi rivenduti ad altre app per targettizzarci? No, non voglio fare il complottista, ma seriamente non si capisce come monetizzi questa azienda. Alla fine speriamo che sia tutto real, ma se anche questa si rivelasse un’illusione, non sarebbe la prima e nemmeno la più brutta. Chiaramente ha attirato l’attenzione ed è alto il rischio che la compri lo zio Mark pigliatutto o Elon Musk, il nuovo villain ricco sfondato e pronto a dargli battaglia, stile Green Goblin. Anche se al momento non sappiamo chi tra i due sia Spider-man.
“We want to make people feel good about themselves and their lives”. Questa è forse la frase più emblematica che racconta la vision di questo social network, nessun “modello vincente da seguire”, nessun “social che ti dice come ti devi vestire”.
Questo è tutto ciò di cui avevano bisogno tantissimi giovani e BeReal sembra esattamente orientato a loro.
Dati i milioni di utenti che negli ultimi mesi si sono avvicinati a questa nuova piattaforma, potremmo tranquillamente parlare di un social destinato a rimanere e a dare filo da torcere ai colossi che dominano il mondo digitale in questo momento.
Ma perché le persone dovrebbero scaricare un social in cui non si socializza? In cui non si scambiano idee e di conseguenza non si viene a creare una rete di relazioni che tiene incollato l’utente allo schermo?
Per capire al meglio lo scopo di questo social, ho deciso di utilizzarlo per un breve periodo di tempo (e onestamente continuo a farlo). Premetto, però, che non ho abbandonato le altre app, come potrei mai farlo?
La mia esperienza su BeReal è stata sin da subito molto positiva. Ho cercato di essere un utente attivo, aspettando con ansia la notifica giornaliera “It’s time to be real” e postando una foto spontanea nell’esatto momento in cui arrivava l’avviso. Ho interagito con gli altri utenti provenienti da tutto il mondo, mandando ed accettando richieste di amicizia. Con grande sorpresa ho constatato che il mio utilizzo dell’app ha rispecchiato a pieno il concept pensato dagli ideatori: posta velocemente e vai a vivere la tua vita. Nessuno scroll compulsivo insomma. La media del tempo di utilizzo dell’app sul mio smartphone risulta di 5-7 minuti, tranne per i primi giorni in cui ho esplorato la piattaforma e cercato di creare una rete con gli altri utenti.
Se ve lo state chiedendo, vi dico già che non sono riuscito a crearla. Non perché non sia in grado, ma perché l’app stessa, secondo me, non fornisce gli strumenti necessari per farlo. Niente like, pochi commenti e, almeno per me, l’assenza totale di amici che la utilizzano.
Riguardo a ciò è doveroso aprire una parentesi, sette milioni di utenti in due anni non sono molti nel mondo digitale, basti pensare che TikTok nello stesso arco di tempo ha raggiunto oltre 1 miliardo di iscritti.
A fronte di questa esperienza, mi sento di dire che BeReal potrebbe essere veramente quella piattaforma che riuscirà a sconfiggere l’Instafake che ci circonda sui social in questo periodo.
A mio avviso, però, per riuscirci deve implementare nuovi strumenti di interazione che creino una “rete sociale”, sempre rispettando gli obiettivi che si è posta sin dall’inizio, ovvero mostrare la propria vita no filter e soprattutto viverla a pieno senza avere l’ansia di dover seguire il trend, la moda o il contenuto di successo del momento.
Conoscevi già quest’app? Dopo aver letto questo articolo, la proveresti?
Scrivilo nei commenti sotto al nostro post su Instagram e dicci cosa ne pensi!
Davide Bonfiglio
Prima di continuare a leggere questo articolo, ti consiglio di guardare la seconda puntata della prima stagione di Black Mirror, una serie TV di cui, probabilmente, fra qualche anno saremo inconsapevoli protagonisti. Se l’hai già guardata, riguardala, ti rinfrescherà la memoria.
In un futuro lontano la gente sarà costretta a vivere all’interno di una sorta di prigione collettiva, confortevole e tecnologicamente avanzata, con il solo compito di pedalare su delle cyclette ogni giorno, guadagnando punti da spendere in viveri o in oggetti virtuali privi di valore.
Ecco, questo futuro tanto lontano non è.
Lo scorso 28 ottobre il signor Mark Zuckerberg ha annunciato una grande operazione di rebranding per la sua società che nasce come Facebook, per i più distratti, e che ha preso il nome di Meta.
Perché questa scelta?
L’obiettivo di Marcolino è quello di essere il pioniere di una nuova era tecnologica incentrata sulla realtà aumentata rappresentata dal Metaverso.
Ma cosa è questo universo di cui tutti parlano? Perché devo sentirmi come mia madre quando chiede aiuto per fare lo SPID?
Parliamoci chiaro, perché devo saperlo?
Questo non-luogo sarà un’estensione di Internet per come lo conosciamo oggi, in una realtà che non sarà parallela alla nostra, bensì ibrida, fluida ed interconnessa, un ecosistema digitale che comprende tutte le funzioni, le interazioni e le diverse anime di Internet.
Il fondatore di Facebook non si è accorto – improbabile eh, Marcolino vede tutto e sa tutto – che qualcuno è già molto più avanti di lui. Basti pensare all’universo digitale di Fortnite, non più uno sparatutto in terza persona, ma un vero è proprio esempio di metaverso. Forse vi aiuta a capire qualcosa il concerto virtuale di un rapper di provincia quale Travis Scott (oltre 50 milioni di ascoltatori mensili su Spotify), che si è svolto proprio su Fortnite con ben 12 milioni di utenti collegati.

Ma questo non è l’unico indizio che ci porta a riflettere sul cambiamento mondiale che è in atto. Sempre all’interno di Fortnite è stato possibile andare al cinema o assistere a delle vere e proprie sfilate di moda, in cui gli avatar degli utenti sfoggiavano le loro skin migliori sottoponendole al giudizio della giuria.
Vista la situazione, molti sono stati i brand di moda ad interessarsi a questo nuovo genere di intrattenimento e lo hanno utilizzato a proprio vantaggio come strategia di marketing.
Ad esempio, Balenciaga, che produce streetwear di lusso, ha deciso di fare il suo ingresso in questo settore annunciando una partnership proprio con Epic Games, creando appositamente per Fortnite, skin, abbigliamento, strumenti da utilizzare in battaglia, borse, zaini ed abiti che potranno essere acquistati anche all’interno di appositi negozi Balenciaga situati all’interno dell’ambiente digitale.
In tutto questo, inevitabilmente, si inseriscono gli NFT.

L’acronimo sta per “Non-Fungible Token”, in italiano token non fungibili. Per chi se lo stesse chiedendo, un non-fungible token, è un “gettone digitale” salvato su blockchain che dimostra inequivocabilmente come il possessore di questo gettone sia anche la persona che possiede l’opera digitale ad esso collegata, che sia un’opera d’arte, una canzone, un capo d’abbigliamento o addirittura un Tweet.
Non mi prenderò la responsabilità di una spiegazione esaustiva su criptovalute e mercati virtuali, a malapena so gestire i miei soldi nel portafoglio, figurati quelli in una borsa virtuale.
Negli ultimi mesi, durante il mio scroll agonistico della home di Instagram, ho notato la costante presenza di foto di una scimmia “digitale” rappresentata con centinaia di outfit diversi o comunque con un particolare che la differenziasse dalle altre. Dopo averle ignorate per qualche giorno, ho deciso di cercare su Google “scimmie vestite”. Non lo fate, non troverete niente di interessante.
Dopo qualche ricerca più approfondita tra Google ed Instagram, ho capito finalmente di cosa si trattava.
“Bored Apes”, una collezione di opere digitali NFT vendute su Internet, per farla semplice, a migliaia se non milioni di dollari.
Anche personaggi famosi, come Eminem o il famoso conduttore americano Jimmy Fallon, hanno investito fino a mezzo milione di dollari per assicurarsi una di queste “Scimmie Annoiate”.

Voi vi chiederete “Perché tutto questo desiderio di possedere un’immagine sul cellulare che potrei avere anche io facendo uno screenshot a queste opere?”.
Questa è stata la prima domanda che mi sono posto anche io, naturalmente oltre a ricontrollare i prezzi di cui si parla.
Le risposte che mi sono dato sono tante, riuscire a capire il significato di questo fenomeno complesso è stato difficile e contorto.
Sicuramente uno dei motivi che spinge anche i personaggi pubblici ad acquistare una “Bored Ape”, e molte altre opere NFT, è quello di ostentare uno status symbol, di appartenere ad una nicchia di persone potenti e ricche (nel caso delle scimmie esiste il vero e proprio “Bored Ape Yacht Club”) e di mostrarlo a tutto il mondo.
Ma perché farlo acquistando qualcosa di intangibile, che dopo l’acquisto non possono toccare e che non possono appendere al muro come avrebbero fatto con un Van Gogh originale?

Molto probabilmente la risposta sta a metà tra l’essere i primi a cavalcare un fenomeno di così grandi dimensioni tanto da potersi considerare pionieri del metaverso e la necessità di costruirsi già da ora delle identità digitali marcate quanto quelle offline.
Ed è qui che le caratteristiche di unicità e proprietà degli NFT entrano in gioco, quando arriverà il momento in cui trascorreremo sempre più tempo nel metaverso, chi non vorrebbe sfoggiare un capo unico di Balenciaga, di cui è inequivocabile proprietario? O ancora, chi non vorrebbe muoversi con le sembianze della sua “Bored Ape” precedentemente acquistata e assicurarsi che non ci sia nessun altro identico a lui?
La risposta esatta ancora non la so e probabilmente non la sanno neanche loro, ma, in un periodo di così importante crescita digitale, la possibilità di poter vivere la maggior parte della nostra quotidianità in un universo virtuale, parallelo al nostro “mondo offline”, è sempre più concreta ed affascinante.
Ciò detto, non so cosa potrebbe riservarci il futuro, ma la voglia di scoprire se anche nel metaverso il metabolismo influenzerà la vita delle persone mi incuriosisce molto.
Tu cosa ne pensi? Ti eccita o ti mette paura?
Scrivilo nei commenti sotto al nostro post sul profilo Instagram.
Davide Bonfiglio
Quali sono le novità che Instagram ha già implementato negli ultimi mesi del 2021?
E cosa ci aspetta nel 2022?
Vediamolo insieme!
Scomparso ormai da tempo lo “swipe-up” nelle storie.
Era uno strumento molto utile che serviva a rimandare direttamente su un sito esterno, sostituito con un apposito sticker per i link nelle Storie.
Altra novità, non è più una feature riservata a profili verificati o a chi avesse almeno 10mila follower, ma adesso chiunque potrà utilizzarlo.

L’utilizzo errato e smisurato dei link ti si può ritorcere contro e il tuo profilo potrebbe subire una drastica riduzione della copertura.
Instagram ha introdotto un nuovo adesivo “Add Yours”, in italiano “Tocca a Te”, che consente agli utenti di contribuire ad un argomento pubblicando foto all’interno delle proprie stories.
Quando gli utenti rispondono, vengono aggiunti ai profili che elenca l’adesivo e che consente agli utenti di passare attraverso tutte le altre risposte, costruendo una catena di risposta all’interno delle stories che può aiutare a sollecitare più impegno.
Questa funzione sarà forse ispirata ai Duet di TikTok?

Con questo aggiornamento il social offre la possibilità di eliminare una singola immagine da un carosello già pubblicato, mentre prima, in caso di errore, l’unica opzione possibile era eliminare l’intero post.
Quando pubblichi un post e decidi di taggare una persona, ti chiede se vuoi direttamente pubblicare il post in collaborazione: questo significa che il contenuto realizzato verrà pubblicato non solo sul tuo profilo, ma anche su quello della persona che accetterà la collaborazione. Tutte le interazioni ottenute dal contenuto in questione saranno la somma di quelle ricevute da te e dalla persona che hai coinvolto.
Instagram ha capito che le IGTV non hanno fatto presa sugli utenti. Ha quindi deciso di rimuovere la sezione dedicata e di accorpare tutti i video, da notare che i Reel continuano invece ad avere una sezione ad hoc.
Il fenomeno del video sharing sta spopolando soprattutto su Instagram, le indagini parlano chiaro: gli utenti amano vedere video ed è proprio su questa direzione che le aziende stanno cercando di farsi strada.
Molto semplice, Instagram dà maggiore valore ai video brevi e veloci.
L’ultima notizia bomba del social network riguarda la possibilità di introdurre sulla piattaforma un programma a pagamento per aiutare i creators a guadagnare attraverso la pubblicazione di contenuti.
Attraverso l’introduzione di programmi bonus, la piattaforma investirà su nuovi creator capaci di aumentare il traffico sul loro profilo, si parla di circa 1 miliardo di dollari. La monetizzazione riguarderà le dirette e i Reel.
Instagram ha già annunciato che nel 2022 farà il proprio ritorno il feed cronologico che negli ultimi cinque anni è stato sostituito dalla homepage basata su un algoritmo.
Era infatti una funzione matematica, sulla base delle preferenze degli utenti, a scegliere l’ordine in cui mostrare i contenuti. Questa nuova funzione non sarà obbligatoria, ma sarà una libera scelta da parte degli utenti.
Per questo nuovo anno sembra proprio che la strategia sia quella di abbandonare il tanto disprezzato algoritmo di Instagram.
In test la possibilità di decidere tra diversi feed da visualizzare in homepage. Arriverà il feed “Preferiti” dove poter visualizzare, sempre in ordine cronologico, i post di alcuni account selezionati. Per esempio gli amici più stretti, i familiari o i creators che piacciono di più.

Le Stories di Instagram si allungano. Si passa dagli ormai classici 15 secondi al minuto. Le stories in versione maxi potevano già essere registrate, ma divise in video di 15 secondi ciascuna. Adesso sarà possibile caricare clip più lunghe fino a 60 secondi, senza interruzioni.
Tra gli aggiornamenti di Instagram per il 2022 arriva una nuova funzione pensata per i genitori di minori: il servizio Take a Break aiuterà a controllare maggiormente i giovani, monitorando le loro attività sui social per evitare che trascorrano troppo tempo sulla piattaforma.
Il suo utilizzo risulterà molto semplice: quando il tempo trascorso visionando stories e post sarà eccessivo, Instagram invierà un messaggio invitandoli a prendersi un momento di pausa dal social.
Ma la tutela dei minori non finisce qui, finalmente Instagram bloccherà tutti i messaggi nei DM provenienti da adulti che non seguono.
A breve il nuovo aggiornamento darà la possibilità agli utenti di mettere il classico “Mi piace” anche nelle stories, mossa fatta per incentivare le interazioni ed aumentare il cosiddetto engagement. Rimarrà comunque la possibilità di inviare reazioni e messaggi.
Anche su Instagram arriva la figura del moderatore durante le live, già presente e fondamentale sulla piattaforma viola. Si tratta di un utente designato per disattivare contenuti non desiderati e/o offensivi, gestire richieste e domande e rendere la live più sicura per tutti.
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Davide Bonfiglio
Nel 1969 Arthur Ryan si sarà sicuramente chiesto come aprire un negozio, dato che ne aprì uno con il nome di Penneys, ma di sicuro non aveva immaginato di aprirne altri 4 appena due anni dopo e di dover inventare un nome nuovo (esistendo già i grandi magazzini J. C. Penney) per poter espandersi in tutto il mondo. Ma come si pronuncia un negozio che oggi fattura 7,79 miliardi di sterline l’anno? Primark!
Se vi state chiedendo come arrivare ad avere una catena simile partendo da un solo negozio, dovreste tenere a mente anche che quando cambia la società, cambia la moda, concetto che si sposa perfettamente con il fast fashion dei giorni nostri e che Primark ha anticipato. Qualora foste tra i pochi a non sapere cosa vende – il che non sarebbe strano dato che Primark ha scelto la pubblicità online piuttosto che la tradizionale – vi diciamo che potrete comprare capi alla moda, ma low cost. Adesso ecco il prossimo paragrafo per la domanda da un milione di dollari (anzi, sterline!).
Tralasciamo gli elementi ovvi, come la produzione in Paesi dal basso costo di manodopera e concentriamoci su qualcosa di inusuale… Quando avete visto l’ultimo spot di Primark in tv? Chi è il testimonial di Primark? Ma soprattutto, cosa avete comprato online sul loro store?
Le risposte sono mai, nessuno e niente! Non abbiamo hackerato noi il loro e-commerce, ma semplicemente non esiste, come la loro campagna pubblicitaria. Queste ‘’mancanze’’, insieme al personale ridotto alla cassa ed al magazzino, (dove non ci sono commessi in giro per il negozio!) permettono di risparmiare un budget notevole e dunque di creare l’effetto Primark, ovvero ‘’costa poco’’, ma è alla moda e ci piace.
Intanto ad informare sulla localizzazione dello store più vicino a te, ad esempio, e inoltre a poter scorrere e visualizzare i prodotti, con tanto di prezzi, come se fosse il volantino di un supermercato. Così quando entrerai nel tuo punto vendita di Catania o Milano, o da tutt’altra parte, sarai pronto a fare la spesa.
Proprio come Ikea, il sito web di Primark è una fabbrica di idee e consigli su “qual è la moda di questo inverno”, quali sono i must have della prossima stagione, ma soprattutto di guide brevi e complete che permettono di uscire dal dilagante sovraccarico informativo che subiamo e che paralizza il processo d’acquisto.
In un articolo di appena 3 paragrafi, che ci spiega quando dovremmo usare “un caldo cappotto imbottito”, perché offre “il massimo isolamento termico che ti farà sentire protetta senza rinunciare allo stile”, l’utente ha tutto ciò di cui ha bisogno per scegliere di comprare quel cappotto, senza che legga 7 riviste di moda prima di decidere.

Grazie a questa strategia comunicativa, Primark aiuta il cliente a velocizzare la sua decisione sugli acquisti da fare direttamente nello store fisico.
Complice il non poter acquistare online sul sito web ufficiale, da tempo si è verificato il fenomeno dei gruppi Facebook non ufficiali legati al brand, dove è possibile trovare dei personal shopper che acquistano su commissione i prodotti scelti al negozio, per poi spedirli. Una pratica che conta milioni di utenti e che è diventata un vero e proprio business!
Anche per questa ragione, sono innumerevoli gli store davanti ai quali migliaia di persone si sono accalcate in fila già prima dell’apertura, e di certo, non tutte erano lì per spese ‘’personali’’.
Abbiamo spiegato come Primark abbia scelto di fare a meno della pubblicità. Questa strategia è stata possibile anche grazie all’utilizzo magistrale del sito web, e soprattutto dei social network, come Instagram, Facebook e Twitter.
Il profilo Instagram principale conta più di 9 milioni di followers e pubblica in media 4-5 post al giorno e diverse storie, tenendo aggiornati gli utenti sulle ultime tendenze e sui nuovi prodotti arrivati, come ad esempio l’ultima collezione a tema Disney. Il brand, oltre ad avere diverse pagine verificate legate agli store principali, ha creato profili di settore quali kids, beauty, man e home.
Non condivide solo post con foto e video, ma sfrutta tutti gli strumenti a disposizione, dai reel alle guide.

Le strategie di Facebook, Instagram e Twitter hanno dei punti in comune, come la presenza fissa del prezzo nella descrizione, che ci ricollega allo stile “volantino” del sito web, sottolineandone il punto di forza: Amazing Fashion, at Amazing Prices.
Con un target giovane come quello di Primark, poteva mai mancare la sua presenza su un social network come TikTok? Assolutamente no!
Con oltre 250.000 follower e 2,4 milioni di mi piace, il canale risulta tra i brand più seguiti sulla piattaforma. La strategia? Seguire i trend ed ingaggiare i Creator più famosi.
Ni, è vero che abbiamo messo nero su bianco una mancata campagna pubblicitaria, ma forse l’abbiamo cercata nel posto sbagliato!
I social sono state delle piattaforme pubblicitarie particolarmente efficaci e l’assalto all’ultimo store aperto a Catania (il primo in Sicilia), ne è stata l’ennesima prova.

I canali digitali e la pubblicità online sono uno strumento estremamente potente, ma non sono una risorsa gratuita o amatoriale. Per ottenere questi risultati, il brand si è avvalso di un team di esperti che nel 2013 è riuscito ad ottenere circa 3 milioni di followers su Instagram in modo organico (senza investire in inserzioni).Un risultato straordinario e che oggi non sarebbe replicabile con le nuove politiche introdotte da Zuckerberg, ma che in ogni caso non può prescindere da un lavoro frutto di creatività e di figure professionali specializzate come: analyst, content creator e social media strategist.
Ne parliamo sotto il post sulla nostra pagina Instagram, clicca qui!
Gabriel Marino
Il Black Friday è uno dei giorni più attesi dell’anno e cade l’ultimo venerdì di novembre, quest’anno il 26. Una giornata speciale dedicata a promozioni e sconti sia online che offline.
Ci sono molte modalità per fare delle offerte vantaggiose per privati o imprese che possono trarne dei benefici. Innanzitutto devi stabilire qual è il tuo obiettivo e di conseguenza strutturare il tipo di promozione utile a raggiungerlo.
Se hai uno shop online potresti proporre la spedizione gratuita per qualsiasi articolo o al raggiungimento di una determinata spesa. Questa, però, è una strategia così tanto sdoganata che l’utente non percepisce una vera convenienza nel completare l’acquisto. Ricordati che la vera anima del Black Friday è lo sconto.
Questo tipo di promozione funziona meglio in altri periodi dell’anno, poiché i tuoi concorrenti in questo momento stanno facendo sconti del 50% o addirittura 70% che saranno molto più appetibili di una semplice consegna gratuita.

Solitamente si consiglia di fare degli sconti dal 30% in su per dare al cliente la percezione di uno sconto considerevole. Un altro piccolo accorgimento è quello di mettere sempre il prezzo originale vicino a quello scontato, per evidenziarne la convenienza.
È fondamentale fare un piano per scegliere le percentuali di sconto da applicare e se farlo su singoli prodotti, su categorie di articoli o sull’intero shop.
Se, ad esempio, hai una novità e vuoi farla conoscere a nuovi potenziali clienti, allora potresti decidere di mettere in super promo solo quel determinato prodotto. Altrimenti puoi pensare di fare uno sconto progressivo o uno sconto sul secondo prodotto acquistato.
Nel mondo digital sta prendendo piede anche la tendenza a fare uno sconto da interazione: “tagga un amico nei commenti o condividi il post nelle Stories e ti facciamo un 10% di sconto con il codice che riceverai via messaggio”.
Se non vuoi scontare i tuoi prodotti o servizi potresti offrire un omaggio. La condizione per riceverlo potrebbe essere quella di raggiungere una certa spesa, altrimenti potresti darlo a tutti coloro che acquistano durante quel giorno.
Se hai una pizzeria potresti regalare la terza pizza ordinandone due d’asporto o a domicilio, il famoso “prendi 3 e paghi 2”.
Se sei una parrucchiera potresti dare in omaggio lo shampoo alle clienti che effettuano un determinato trattamento che vuoi far conoscere, quindi sarebbe correlato a ciò che tu offri.
Con questa strategia, oltre a coccolare il cliente in questo specifico momento dell’anno, potresti promuovere sia il prodotto in omaggio che quello tramite il quale lo si riceve.
Chi cerca di fare affari per il Black Friday lo fa anche in vista dei regali di Natale. Magari navigando sul tuo sito web non sa quale prodotto scegliere e quindi trova la soluzione ideale nell’acquisto di una gift card da regalare poi a Natale.
Qui potresti applicare uno sconto sull’acquisto della stessa.
Un altro aspetto da discutere sulle promozioni del Black Friday è la durata. Puoi scegliere se applicare la promozione per l’intera settimana del Black Friday o solo per la giornata stessa, oppure potresti mantenerla tutto il weekend, dal venerdì fino al lunedì successivo, il cosiddetto Cyber Monday.

Consigliamo di essere sempre molto precisi, che tu voglia farlo durare una settimana, tre giorni o un giorno, non variare troppo le promozioni. Bisogna stare attenti! È difficile far capire al cliente che ogni giorno c’è una promozione diversa e come funziona.
Più varianti farai alla tua tipologia di sconto, più sarà difficile per l’utente scegliere.
Utilizza gli strumenti che hai già a disposizione. Se hai uno studio, un negozio o un’attività puoi esporre un volantino per pubblicizzare le promozioni in arrivo.
Se hai già una newsletter con un buon database di contatti o una lista broadcast su WhatsApp, è il momento giusto per sfruttarla.
Usa i social media per comunicare ai tuoi clienti quali sono le modalità della tua promozione. Sui social è molto importante investire su campagne di marketing, ma bisogna cercare di sfruttare anche la propria fanbase costruita nel tempo.
Un consiglio generale che ti possiamo dare è quello di calcolare il 10% di investimento in inserzioni rispetto a quanto vorresti guadagnare. Per esempio se investi 10€ dovresti riuscire a guadagnare 100€, se ne investi 100€ dovresti guadagnare 1000€.
Per promuovere il tuo e-commerce probabilmente il tuo pubblico sarà su scala nazionale e la campagna pubblicitaria avrà certamente un costo maggiore. Se, invece, la tua attività è una pizzeria limitata a livello locale, il tuo budget potrà essere inferiore.
Nel copy sotto il tuo post usa frasi come “offerta limitata”, “solo per oggi”, “fino ad esaurimento scorte” che stimolino i potenziali clienti.
Per quanto riguarda i contenuti puoi sfruttare foto, video, grafiche e tutti gli strumenti che mettono a disposizione Facebook e Instagram, come il carosello o gli album. Cerca di essere creativo e attrattivo per gli utenti. Realizza più video possibili sui dettagli dei prodotti e altri in cui spieghi come aderire alle promozioni (timeline social, Reels).
In questi giorni è fondamentale, oltre che fare almeno 2 post durante la settimana del Black Friday, fare tante Stories che attirano molto gli utenti.
Questo perché è stato calcolato che l’80% degli utenti che navigano su Instagram guarda solo le Stories!
Crea anche i Reels, video tra i 15 e 60 secondi, che ti permetteranno di raggiungere molta visibilità organica.
Le grafiche sono molto utili, ma sono sconsigliate perché tante scritte e poche immagini vengono penalizzate, soprattutto nelle campagne sponsorizzate.
Una grafica potrebbe essere utile se vuoi sintetizzare le date e gli sconti chiave. Ricorda che l’utente a primo impatto guarda la parte in alto a destra, quindi posiziona lì lo sconto che stai effettuando. È molto importante anche mettere il prezzo prima e dopo, il prezzo scontato a destra del prezzo intero, in modo tale che l’utente si renda conto della differenza e del risparmio che sta ottenendo.
Sfrutta gli hashtag di Black Friday e Cyber Monday che solitamente entrano in trend molto facilmente.
Davide Bonfiglio
Instagram lancia la sua nuova funzionalità: Cerca sulla mappa.
Questa nuova funzione renderà più semplice per gli utenti scoprire ristoranti, bar, negozi, attrazioni e location di tendenza non solo della zona in cui si trovano, ma anche ovunque nel mondo.
Sfruttando la posizione dell’utente, questa funzione, mostra ristoranti, bar, punti di interesse, hotel, parchi e giardini nelle vicinanze, aggiungendo per ciascuno dei risultati di ricerca i contenuti più popolari e più recenti che sono stati pubblicati.
Si può accedere alla funzione Cerca sulla mappa di Instagram attraverso due modalità. La prima prevede l’accesso attraverso la tab di navigazione, segui questi passaggi:

La seconda modalità prevede sempre che ci si rechi all’interno della tab di ricerca, che si esegua una ricerca utilizzando – ad esempio – l’hashtag #pizzeria per vedere i post delle attività commerciali nelle vicinanze che sono stati pubblicati con l’hashtag di ricerca.

Al momento questa nuova funzionalità di Instagram è stata implementata solo in alcuni Paesi selezionati, tra cui l’Italia e non per tutti i profili.
Cerca sulla mappa si rivela così uno strumento molto interessante soprattutto per le attività commerciali.
Rende più semplice per gli utenti del social trovare prodotti e servizi. Per questo motivo è anche un’opportunità da non perdere per le piccole imprese che vogliono raggiungere nuovi potenziali clienti.

Avere una pagina Instagram curata e appetibile diventa così sempre più importante, non solo per le grandi realtà ma anche per le piccole.
Se vuoi che il tuo marketing digitale sia efficace non aspettare domani, contattaci subito per un’analisi gratuita sulla tua presenza digitale.
Davide Bonfiglio
Il 18 settembre 1837, in una qualsiasi domenica newyorkese, viene inaugurato a Manhattan il primo negozio Tiffany specializzato nella vendita di piccoli oggetti preziosi. Il fatturato del primo giorno? $ 4,98.
Due secoli dopo (dati 2018) registra un fatturato annuo di 586,4 milioni di dollari.
Tutto è partito dal sogno di un venticinquenne del tempo, Charles Lewis Tiffany che, arrivato dal Connecticut in cerca di fortuna con $ 1.000 prestati dal padre, aprì l’attività.
Il successo arrivò fin da subito grazie alla sua capacità di individuare lo “stile americano” che stava emergendo in quegli anni. Lontano dall’estetica del design europeo legata ancora ai sontuosi gioielli dell’era vittoriana, si ispirava piuttosto all’armonia e alla semplicità.

Expertly crafting jewelry for the world’s greatest love stories since 1837.
Ciò che rende Tiffany & Co. così distintiva è il modo in cui continua ad essere all’altezza della sua missione, trasmettendo i suoi valori nel tempo. Nessuna azienda può diventare grande sul mercato senza possedere una potente dichiarazione di intenti, progettata per rimanere in cima e dominare la concorrenza.
I valori alla base del brand:
Questi valori sono altamente riconosciuti da chi acquista un prodotto Tiffany.
Per quanto riguarda il target, l’azienda fin dagli albori ha ottenuto la sua magnificenza nel settore rivolgendosi a compratori facoltosi e benestanti con un gusto per l’eccellenza nell’alta gioielleria. Questo concetto strategico ha contribuito a separare ed elevare il marchio Tiffany & Co. al di sopra della concorrenza.

Circa dieci anni dopo l’apertura del primo negozio Tiffany a New York, nel 1845, avvenne una scelta di marketing che segnerà il brand per sempre. Fu introdotto il color acquamarina, conosciuto anche come azzurro “uovo di pettirosso” o “non ti scordar di me”, che sarebbe per sempre rimasto uno dei segni di riconoscimento della Maison. Fu utilizzato da Tiffany per il primo catalogo di vendita per corrispondenza degli Stati Uniti volto a far conoscere i beni di lusso agli americani (oggi noto come Blue Book, questo catalogo viene tuttora pubblicato una volta all’anno e presenta i gioielli più rari del mondo).

Potrebbe essere stato scelto per la popolarità della turchese, gemma molto amata nei gioielli del XIX secolo. Inoltre era una delle gemme preferite dalle spose vittoriane che spesso regalavano alle loro damigelle una spilla di turchese a forma di colomba in ricordo del giorno del matrimonio. All’epoca il turchese era una gemma da poco scoperta negli Stati Uniti e ottenne in breve grande popolarità, a cui erano associati modernità e glamour.
Nel 1998 venne registrato ufficialmente il colore con Pantone sotto il nome di 1837 Blue, in onore dell’anno di fondazione della casa di gioielli.

Oggi la Tiffany Blue Box® è diventata un’icona esclusiva del lusso in tutto il mondo, che, oltre ad essere bellissima, è anche ecologica. Tiffany, infatti, si impegna costantemente a garantire l’utilizzo di carta proveniente da fonti sostenibili e materiali riciclati per la produzione di tutti i packaging.
Tra le ultime collaborazioni quella con @danielarsham che ha trasformato l’iconica Blue Box in un’opera d’arte
«Sono sempre attratto da oggetti che sono immediatamente riconoscibili culturalmente. La Tiffany Blue Box ha questo potere, ho voluto affrontarla in modo diverso rispetto a come è stata originariamente pensata, conferendole un aspetto invecchiato che rappresenta la sua storia, la sua istituzionalità nel mondo e la sua rilevanza sia attuale che nei decenni e, addirittura, nei secoli a venire». È nata così la Bronze Eroded Tiffany Blue Box, nell’ambito di “Future Archeological”, serie di opere per la quale l’artista ha ricontestualizzato oggetti contemporanei attraverso la lente di un futuro immaginato. Arsham ha trasformato ciò che è familiare in qualcosa di completamente nuovo, accostando la porosità del materiale grezzo alla raffinatezza di un’icona del lusso. E dentro la scatolina? Chi acquisterà l’opera troverà anche una bella sorpresa, il bracciale limited-edition Tiffany Knot x Arsham Studio in oro bianco con diamanti e tsavorite, una gemma della tradizione di Tiffany.

Nel 1886 fu presentato per la prima volta il Tiffany Setting, un anello realizzato a mano con un diamante raro la cui incastonatura dal design innovativo ne evidenziava le sfumature di luce. Era la nascita dell’anello di fidanzamento, che resta ancora oggi uno dei pegni d’amore più desiderati e riconosciuti.

L’innovazione di Tiffany stava nella possibilità di vedere l’intera pietra in un anello, ponendo l’accento sul diamante stesso. Per la prima volta, inoltre, venne utilizzato il platino come metallo prezioso e resistente all’usura, dando così agli anelli la possibilità di essere tramandati per generazioni.
In una società in cui le macchine hanno preso il sopravvento, Tiffany continua le sue tradizioni artigianali, ogni diamante viene incastonato a mano e ogni anello richiede circa un anno di lavoro per essere realizzato. È grazie a tutto questo che ancora oggi il valore percepito è immutato nel tempo.
Gli articoli più venduti del brand Tiffany sono quelli appartenenti alla collezione “Please return” che comprende braccialetti, orecchini, collane e altri accessori.
Siamo alla fine degli anni ‘60, nel negozio di New York era in vendita un portachiavi recante la famosa scritta seguita da un numero di serie sempre diverso che veniva venduto insieme ad una card su cui era riportato lo stesso numero. Questo sistema era stato escogitato per poter ritrovare le proprie chiavi in caso di smarrimento da parte dello smemorato possessore: se qualcuno le avesse trovate, avrebbe dovuto riconsegnarle presso il negozio Tiffany & Co. newyorkese, dove il proprietario si sarebbe potuto recare con la sua card che attestava la legittima proprietà delle chiavi.
Questa frase stampata sugli accessori in argento è diventata un vero e proprio Payoff. Fa parte della strategia per lo sviluppo della brand identity (identità della marca) che non è, in questo caso, una tattica che cambia a ogni campagna pubblicitaria, ma una costante nel tempo.
La già notevole popolarità della gioielleria crebbe esponenzialmente negli anni Sessanta grazie all’uscita del celebre film Colazione da Tiffany in cui la protagonista Holly Golightly, interpretata dalla leggendaria Audrey Hepburn, sostiene che Tiffany sia “il miglior posto del mondo, dove non può accadere niente di brutto“.

Nel film il focus non è tanto sul prodotto, ma piuttosto sul punto vendita e il customer service. L’accento viene posto sul sentirsi bene dentro il negozio, sulle emozioni positive che suscita.
In marketing potremmo fare un collegamento con il modello PAD (Pleasure-Arousal-Dominance= piacevolezza, coinvolgimento, controllo) elaborato da Mehrabian e Russel che individua tre variabili che sintetizzano gli stati emozionali di risposta agli stimoli ambientali.
Pleasure: piacevolezza – Livello al quale una persona si sente bene, allegra, felice o soddisfatta in una certa situazione.
Arousal: coinvolgimento – Livello al quale una persona si sente eccitata, stimolata, attenta, sveglia o attiva all’interno di una determinata situazione.
Dominance: controllo – Quanto una persona percepisce di avere il controllo della situazione o di sentirsi libera di agire all’interno della situazione.
Dunque nel punto vendita ideale, come lo store Tiffany di New York, il cliente avrà atteggiamenti positivi, sarà felice, rilassato, dinamico, stimolato, attivo, autonomo, sicuro, libero e a proprio agio.
Il secondo aspetto da sottolineare è il customer service. Quando Holly e Paul cercano un gioiello per meno di dieci dollari, il responsabile del negozio è rassicurante e professionale, non offende gli interlocutori e non evidenzia le loro ristrettezze economiche. Parliamo di empatia, mettersi nei panni del cliente e capire il valore che rappresenta per lui quell’acquisto.
“È piuttosto insolito, Signora, ma vedrà che la nostra Casa è molto comprensiva”.
Si parla di Casa, il cliente si deve sentire bene, a proprio agio, a prescindere dalla cifra che spende e dal lusso che lo circonda.
Un altro elemento che rende Tiffany & Co. superiore ai suoi concorrenti è il modo in cui forma i propri dipendenti per un servizio clienti dinamico. Ogni dipendente, prima ancora di poter interagire con il pubblico, è dotato di conoscenze e competenze pensate per regalare al cliente un’esperienza indimenticabile.
Assicurarsi che i dipendenti siano adeguatamente formati per interagire con i clienti su prodotti e servizi è una strategia vincente per stare al passo con la concorrenza e dare all’acquirente un valido motivo per tornare.
Dunque possiamo dire che dietro uno dei film più romantici di sempre, la Maison è riuscita a trasmettere sicurezza, fiducia e voglia di entrare nei propri negozi.
Oggi Tiffany & Co non è nota solo per i suoi diamanti illustri, nell’evolversi del tempo è riuscita a rimanere al passo espandendo la propria linea di prodotti. Gioielli di ogni tipo, da uomo e da donna, portachiavi, occhiali, borse, sciarpe, articoli in pelle, tessili vari, accessori in ceramica e vasi.
Aziende focalizzate su un solo articolo sul mercato, molto probabilmente nel tempo possono subire uno stress finanziario quando le vendite sono basse o la concorrenza aumenta, ma espandendo la propria linea di prodotti, questo rischio diminuisce.
Il target rimane sempre lo stesso con la mission di servire il settore ricco e benestante della società.

I marchi di lusso rappresentano, il più delle volte, acquisti unici e irripetibili.
I consumatori rinuncerebbero all’esperienza in store per acquistare online?
I social media e le campagne di marketing digitale sono davvero efficaci per incrementare le vendite?
Tiffany & Co. è stata tra le prime ad investire nella digitalizzazione. Oggi (settembre 2021) con 12,6 milioni di follower su Instagram, oltre 10 milioni su Facebook, 2 milioni su Twitter e oltre 300.000 su Pinterest, Tiffany & Co. sta dimostrando che c’è molto spazio per il lusso sui social network più famosi al mondo.
Al di là dei follower che sono solo una dimensione, quando si tratta di marketing digitale è l’engagement che conta. Tiffany & Co. è riuscita a mantenere la sua aria di esclusività e preservare il suo fascino per i clienti di fascia alta, ampliando allo stesso tempo la sua fama sui social media.
Con una reputazione di così alto valore, è importante che Tiffany trovi un modo per rafforzare, e non offuscare, il suo marchio sui social media e lo fa brillantemente. Ogni contenuto pubblicato da @tiffanyandco è raffinato e di alta qualità quanto uno dei suoi prodotti, ogni immagine è tanto sofisticata quanto bella, senza sottovalutare la didascalia che accompagna ogni post.
Sui principali social network in cui è presente pubblica in media un post al giorno, a meno che non si tratti di una stessa collezione o album di foto appartenenti alla stessa campagna, che vengono pubblicate singolarmente nello stesso giorno.

La vendita emotiva è la nuova realtà per i marchi di lusso e non c’è dubbio che la strategia di marketing digitale di Tiffany stia superando la concorrenza in termini di coinvolgimento dei propri clienti, in particolare sui social media.
Vendere prodotti oggi è una strategia fallita, attingere ai valori e alle emozioni profonde dei potenziali clienti è fondamentale. Lo storytelling è la nuova realtà per vendere il lusso, ovvero rendere la vendita emotiva.
Un esempio emblematico è la campagna lanciata nel 2011. L’azienda ha messo online il microsito whatmakeslovetrue.com, formato da 4 sezioni intitolate
“Love Stories”: raccoglie foto, video e storie di coppie di clienti Tiffany che raccontano come si sono innamorati
“Tiffany’s New York”: dedicata ai luoghi di New York perfetti per un appuntamento romantico
“The Art of Romance”: in cui sono condivisi film romantici, consigli d’amore e canzoni
“Love is Everywhere”: le persone hanno appuntato su una mappa di Manhattan un luogo rappresentativo del loro amore, aggiungendo le iniziali dei due amanti e una piccola nota.

In meno di un mese da quando è stata inaugurata questa operazione basata sullo storytelling – e ampiamente promossa tramite i vari canali social dell’azienda – il prezzo delle azioni in borsa di Tiffany and Co. è cresciuto di più di $ 10.
Possiamo affermare che lo storytelling funziona sempre a prescindere dal settore di riferimento?
Negli anni il brand ha avuto qualche difficoltà ad intercettare il pubblico dei millennials (generazione dei nati tra i primi anni Ottanta e la metà degli anni Novanta, che hanno al 2021 tra i 25 e i 40 anni), una fascia di popolazione che tende a non acquistare gioielli di lusso.
L’azienda collabora con influencer di alto livello per elevare l’immagine di lusso e incrementare la sua rilevanza tra le generazioni di nuovi consumatori. Per esempio, un post di Kendall Jenner che indossa Tiffany & Co al Met Gala 2018 ha ottenuto oltre 4,4 milioni di like e, cosa più importante, ha sfruttato sia il suo potere di celebrity che il glamour e l’aspetto esclusivo dell’evento per rafforzare il posizionamento del brand.
La prima campagna in questa direzione è stata nel 2017, quando Tiffany & Co. ha cercato di rinvigorire la sua offerta di gioielli di moda con una nuova e inaspettata linea streetstyle nella speranza di trasformare la percezione del marchio agli occhi dei consumatori più giovani. Una collezione tagliente e ribelle che simboleggia la creatività e la versatilità del marchio con Lady Gaga in prima linea.

Soprannominata “HardWear”, la nuova offerta di prodotti è stata lanciata per la prima volta negli Stati Uniti durante il Super Bowl con l’indimenticabile esibizione a metà tempo di Lady Gaga.
L’obiettivo era trasformare un marchio di 180 anni in un’icona di stile mondiale per le trentenni, attraverso l’influencer marketing.
I video e i contenuti con protagonista Lady Gaga sono stati diffusi a livello mondiale adattando la comunicazione ai diversi mercati di riferimento. Da questo punto di partenza sono stati poi selezionati altri influencer in linea con l’icona di stile che il marchio voleva trasmettere. Attraverso una serie di post su Facebook, foto su Instagram e snap su Snapchat, gli influencer hanno condiviso la loro esperienza personale indossando la collezione e influenzando il target di riferimento.
I risultati? Le vendite di e-commerce sono aumentate del 10%, incremento del 135% nelle ricerche di prodotti per HardWear rispetto a Tiffany in soli 5 mesi, numero record di clic sulle loro piattaforme social, leadership del marchio aumentata tra i principali concorrenti. La campagna ha contribuito a suscitare una straordinaria curiosità nei confronti della nuova collezione e i contenuti mirati su Facebook hanno prodotto un aumento di 8 punti in Brand Affinity.
Un’altra collaborazione vincente è stata quella con l’influencer Jack Morris @doyoutravel che conta 2,5 milioni di follower su Instagram. L’obiettivo era quello di generare awareness tra i più giovani sulla linea di gioielli e prodotti “Items $250 and under”. Tiffany ha proposto a Jack Morris di ripercorre il viaggio di uno dei loro diamanti, per mettere in luce quei valori che accomunano il brand con l’influencer e, idealmente, con la sua audience: l’attenzione per la qualità, per il bene comune e per la sostenibilità ambientale.
In totale, in un arco temporale che va dal 9 al 19 novembre 2017, Jack Morris ha pubblicato tre post sponsorizzati sul suo profilo Instagram, guadagnando più di 235k likes e oltre 1.6k di commenti.

In aggiunta, il video sponsorizzato su YouTube che riassume le fasi del viaggio ha raggiunto oltre 69k visualizzazioni e generato 4k di like e quasi 2.7k di commenti.
Un’altra campagna in questa direzione è stata lanciata nel 2018 con lo spot “Believe in Dreams” con protagonista una moderna Holly, interpretata da Ella Fanning, e una versione rap di Moonriver, la celebre colonna sonora di Colazione da Tiffany.

Il posizionamento di Tiffany è profondamente radicato nel legame emotivo tra consumatore e brand, un legame rafforzato dai riferimenti culturali, dal cinema e dalle celebrity. Ed è per questo che, ancora prima di aprirla, una scatola nel suo iconico azzurro è immediatamente riconosciuta come simbolo di eleganza, ricchezza e amore.
Da gennaio 2021 la maison di gioielli è di proprietà di LVMH, acquistata per 15,8 miliardi di dollari. Il colosso del lusso punta a rinnovare l’immagine del brand, portandolo verso una comunicazione sempre più digitale. Così, dopo più di 30 anni, Tiffany avrebbe recentemente interrotto la sua pubblicità stampata sul New York Times, che appariva ogni giorno nell’angolo in alto a destra della terza pagina.
Sui social media il profilo ufficiale del brand sta cambiando, assumendo un tone of voice decisamente meno aziendale. Un esempio è la campagna organizzata in occasione del primo aprile, leggera e divertente, dove Tiffany ha pubblicato un post in cui annunciava il nuovo colore del brand, giallo, in sostituzione dell’iconico azzurro Tiffany. Il post ha ricevuto molte interazioni e ben 14 mila commenti.

Ci si può quindi aspettare che nei prossimi mesi ci saranno ulteriori modifiche in tal senso. Forse il cambiamento più consistente riguarderà proprio il posizionamento e l’advertising del brand, che si appresta a far sognare anche le nuove generazioni grazie alla sua inconfondibile brand identity.
Anna Bonfiglio
Guardi mai il tempo di utilizzo sul tuo cellulare? Controlli quante ore al giorno passi su quei rettangoli luminosi?
Se non l’hai mai fatto, come me, ti consiglio di darci un’occhiata. O forse no, non lo so. Per me è stata un’esperienza da un lato disastrosa, dall’altro mi ha aperto gli occhi su come il mio cazzeggio stava per diventare ormai patologico.
Premetto che sono uno studente, lavoro nel digitale e faccio parte di quella generazione che fortunatamente, e sottolineo fortunatamente, è cresciuta insieme ad Internet.
(La premessa è importante perché non voglio essere giudicato e se magari qualcuno dovesse rispecchiarsi nella mia esperienza, non siamo soli, non molliamo.)
Dal mio tempo di utilizzo sul cellulare è uscito fuori che in un solo giorno ho passato 9 ore e 59 minuti con lo schermo del mio cellulare acceso. Ho subito pensato “dai era un lunedì, il carico di lavoro era tanto, l’avrò utilizzato maggiormente per quello”. E invece no, o almeno in parte. Tralasciando i vari minuti di utilizzo per ricerche Google, Whatsapp eccetera, il dato che mi ha colpito di più è stato quello relativo ai social, in particolare su TikTok, ben 2 ore e 31 minuti passati a scrollare video su video di trend, cagnolini e balletti.
Questa analisi del mio cazzeggio sportivo mi ha spaventato e mi ha aperto gli occhi.

Quanto di quel tempo in cui ho scorazzato sui social e non ho prodotto nulla poteva essere utilizzato per coltivare una passione, studiare un paragrafo in più, portarmi avanti con il lavoro o semplicemente leggere un libro?
Da quel momento ho cercato, e cerco ancora, di organizzare meglio il mio tempo in termini di produttività.
Avere sulla proprio agenda centinaia di appuntamenti, cose da fare, persone da incontrare non è sempre sinonimo di produttività. È necessario infatti salvaguardare e dare priorità alla propria agenda, utilizzando il tempo che abbiamo a disposizione per qualcosa che produca benefici a noi stessi, che sia nello studio o nel lavoro.
Per chi è alle prime armi, e magari non riesce a riempire la propria agenda come il collega super impegnato, entra in gioco la FOMO (Fear Of Missing Out). In poche parole, la paura di essere esclusi da particolari eventi, sociali o lavorativi, e la costante ansia di rimanere continuamente in contatto con le attività che fanno le altre persone.
Essere produttivi non significa fare più cose, ma significa produrre più risultati. Anche se hai l’agenda piena di cose da fare non significa che tutti quei task ti portino lo stesso risultato. La distinzione tra task produttivi e task non del tutto efficienti è così netta che spesso nel lavoro, ma anche nello studio, si parla di “fake work”, cioè quelle task che sembrano aiutare la tua azienda, o in generale il raggiungimento di un obiettivo, ma che in realtà non lo fanno. Se sei uno studente per esempio, ha molto più senso dedicare la maggior parte del tempo a ripetere che non perdere le ore ad organizzare un piano di studi dettagliatissimo e poi effettivamente studiare solo per 20 minuti.
Come ho detto prima, il tuo scopo è salvaguardare la tua agenda da quelle delle altre che vogliono “rubare” il tuo tempo. Per esempio, tu in questo preciso momento, stavi cercando un articolo che ti aiutasse a gestire il tuo tempo? Molto probabilmente no. Quello che è successo è che hai ricevuto un link dal tuo datore di lavoro o un post da un amico. In questo modo l’agenda di BSocial o la mia ti hanno deviato da quello che altrimenti avresti fatto.
Essere capaci di salvaguardare la propria agenda è far si che nessuno interferisca con la tua agenda affinché tu possa gestire al meglio il tuo tempo.
La Legge di Parkinson dice che il lavoro tende a dilatarsi in base al tempo che abbiamo a disposizione, in poche parole più tempo abbiamo più cazzeggiamo.
Per la maggior parte degli studenti (se non fai parte di noi, insegnaci), questa è praticamente una costante: tre mesi prima di un esame pensi di avere tutto il tempo del mondo per prepararlo e prendere 30 e lode, ma poi passi quasi l’interezza del tempo a studiare male o non studiare affatto, per poi recluderti una settimana in casa senza vedere la luce del sole e strappare un 18 o comunque passare l’esame.
Questo significa che da un lato, evidentemente quella settimana bastava per poter passare l’esame, dall’altro hai passato i tre mesi precedenti né studiando né in relax.
L’esempio può essere applicato anche nel lavoro, lavorando sia in team o da solo e ci aiuta a dimostrare che noi ci adattiamo a delle deadline imposte da altri, ma se non impariamo a gestire il nostro tempo, scandendo il lavoro giorno per giorno o settimana per settimana, rischiamo di essere poco produttivi o addirittura non riuscire a rispettare la scadenza che ci è stata posta.
Un consiglio che sto seguendo e che voglio darvi è quello di assegnarvi delle deadline aggressive, ovvero scadenze che ti costringono a gestire il tempo rimasto pur di portare a termine il lavoro che devi svolgere.
Dalla mia esperienza, rispettare queste scadenze non è mai facile, specialmente se studi o lavori da solo. Ci sono diversi tips che mi sono stati molto utili per assicurarmi di rispettare la mia deadline aggressiva, alcuni di questi li ho imparati e messi in pratica grazie a dei corsi di lacerba.io

La Legge di Illich dice che la quantità di tempo che allochi in una mansione non è necessariamente proporzionale al risultato che produci. In parole più semplici, man mano che lavori alla stessa cosa la tua produttività comincia a calare.
La cosa più sana che puoi fare per evitare che questo accada è passare da una task all’altra così da evitare una fase di down in cui non stai dando il massimo.
Una delle tecniche di produttività più famose ed utilizzate che rispetta alla perfezione la legge di Illich è la Pomodoro Technique.

L’aspetto più importante per completare i pomodori e quindi aumentare la tua produttività è essere assolutamente focalizzato e proteggerti da qualsiasi tipo di distrazione, che sia una notifica, un’email o la voglia irrefrenabile di farti un caffè.
I rischi sono molteplici, uno di questi è pensare di fare troppe attività diverse tra loro concentrati in slot di tempo brevi. Questo significa ritrovarsi ne a lavorare completamente, ne a rilassarsi del tutto quindi avere un basso livello di produttività.
Per ovviare a tutte le problematiche derivanti dall’utilizzo della Pomodoro Technique, il mio consiglio è farsi aiutare da delle app dedicate (Plantie) che gestiscono i famosi pomodori, in questo modo puoi misurare la tua produttività e rispettare i tempi che ti sei dato.
Lo slot da non sottovalutare è quello dedicato alla pausa, relax e svago totale. Durante il tempo dedicato al riposo non è ammesso alcun tipo di lavoro.
Un’attività molto utile per favorire la ricarica mentale giusta è cambiare setting, ovvero cambiare contesto. Questo può significare cambiare location dal quale lavori, quindi passare dall’ufficio ad un’area relax, o dalla stanza dalla quale lavori o studi ad una che ti permetta di staccare completamente dalla task che stavi svolgendo prima.
La dedizione che usi per isolarti da qualsiasi tipo di distrazione durante lo slot di tempo dedicato al lavoro deve essere uguale a quella che usi per rilassarti e ricaricare le energie in vista della prossima mansione.
Mi dispiace se questo articolo ti ha fatto “perdere” del tempo prezioso, altrimenti occupato per scrollare l’homepage di Instagram o guardare video di gattini su TikTok. Se invece ti è piaciuto e ti è stato utile condividilo sui social, tagga un amico, INVADI l’agenda personale di tutti i tuoi conoscenti!
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Davide Bonfiglio

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